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UNIVERSOPOLITICO
blog di attualità e di cultura politica
POLITICA
6 luglio 2008
Sergio Flamigni
                                  
Copertina del libro 'Trame atlantiche'Copertina del libro 'Il mio sangue ricadrà su di loro'Copertina del libro 'La tela del ragno'













Sergio Flamigni è nato a Forlì il 22 ottobre 1925.
Ha iniziato l'attività politica nel 1941 con la partecipazione all'attività clandestina di un gruppo culturale di giovani antifascisti di Forlì e poi con l'adesione al Partito comunista
Consigliere comunale a Forlì dal 1956 al 1960 e Consigliere provinciale dal 1960 al 1964.
Nel maggio 1968 fu eletto alla Camera dei deputati, nella circoscrizione di Bologna.
Incarichi parlamentari.
Nella quinta legislatura (1968 - 1972) membro della Commissione Presidenza del Consiglio - Interni e della Commissione speciale bicamerale antimafia.
Rieletto alla Camera dei Deputati nella sesta legislatura (1972 - 1976), vice presidente della Commissione Presidenza del Consiglio - Interni e membro della Commissione bicamerale antimafia.
Nella settima legislatura (1976 - 1979), rieletto alla Camera dei Deputati, vice Presidente della Commissione Presidenza del Consiglio - Interni.
Nell'ottava legislatura (1979 - 1983) eletto al Senato, membro della Commissione per gli Affari Costituzionali Presidenza del Consiglio e Interni e della Giunta per l'elezione e delle immunità parlamentari. Nominato nella Commissione d'inchiesta parlamentare sul caso Moro e nella Commissione antimafia.
Nella nona legislatura (1983 - 1987) rieletto al Senato, membro della Commissione Affari Costituzionali, Presidenza del Consiglio - Interni. Nominato nella Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 e nella Commissione speciale bicamerale antimafia.
Cessata l'attività parlamentare ha intrapreso un'intensa attività di ricercatore e di studi sui fenomeni del terrorismo, della P2 e della mafia.



I libri che ho deciso di proporvi sono il riassunto dell'intensa attività parlamentre di Flamigni, un'attività vera e non solo di facciata come accade per molti nostri parlamentari.
Vengono trattate tematiche particolari, che se inserite in un certo contesto storico possono aprire gli orizzonti.
Non si tratta di dietrologia, ma solo di una sana ricerca della verità.

A volte può sembratre che l'autore esageri nelle sue conclusioni, ma non bisogna farsi ingannare dai sentimenti razionalistici, spesso le conclusioni definite "folli" di Flamigni si sono rivelate essere poi la verità.

Tre letture da acquistare.
politica interna
9 maggio 2008
Il ricordo di Aldo Moro
Sono passati ormai trent'anni da quel terribile 9 maggio 1978 quando, dopo lunghi giorni di angusta detenzione e di aspro dibattito politico, Aldo Moro veniva ucciso e fatto ritrovare all'interno di un bagagliaio di una Renault4.

Molto si è detto a proposito di quel rapimento, molto ci sarebbe da aggiungere a riguardo, coincidenze, che solo l'incoscienza o forse l'assenza di volontà di rendere pubblica la verità, possono essere fatte passare per casualità.
Tuttavia non voglio in questa sede dire la mia a riguardo, soprattutto per il fatto che le mie convinzioni derivano da documenti non ufficiali e dunque, come tali non corrispondenti a verità ma solo a supposizioni.
In ogni caso le figlie del Presidente Moro sono riuscite a far riaprire le indagini, anche se molti documenti sono coperti da un meschino segreto di stato.

Aldo Moro è stato, anzi, è tuttora, poichè non si uccidono le idee, il modello di statista perfetto, una persona intelligente e qualificata che ha speso la propria vita, fino a trovare la morte, per la politica, nella convinzione che si potesse arrivare a realizzare uno stato migliore, più democratico e trasparente.

Egli non fu mai demagogico nelle sue posizioni, anche incontrando spesso resistenze molto pesanti all'interno del suo partito.
Partiva dal presupposto che la politica dovesse rendere la società felice, doveva in qualche modo servirla e mai forzarla. Ne fu esempio concreto la sua posizione sul divorzio, quando disse che certe dinamiche sociali non potevano essere fermate ma solo regolate razionalmente.

Lo scontro con altre personalità del suo partito fu spesso dai toni molto alti, soprattutto quando nel 1962 spinse all'apertura verso il PSI di Nenni, da tale apertura nacque la stagione del CentroSinistra che portò miglioramenti sociali non indifferenti ma che fu criticata dall'ala conservatrice della DC stessa.
L'altro scontro fu quello degli anni 1973-1976 del Compromesso Storico con il PCI e delle Convergenze Parallele, proprio dall'avversione di certi ambienti reazionari a questa politica, molti pensano possa dipendere la vera causa del suo rapimento e del suo assassinio.

Oggi Moro va ricordato come martire dello Stato, uomo che seppe mettere da parte la propria appartenenza ideologica per condurre il paese ad epoche sempre nuove.
Egli era un uomo mosso dall'ideale più alto che un uomo politico debba avere, ovvero lo spirito di sacrificio ed abnegazione per il suo popolo e quello spirito di democrazia vera, limpida e trasparente che dovrebbe essere alla base di ogni società libera da condizionamenti sotterranei.

Il suo insegnamento è quello per cui nessun avversario politico debba essere mai considerato un nemico da sconfiggere ed annientare, poichè dello Stato ne fa parte chi è in maggioranza e chi è in opposizione, ed entrambi, anche con idee e visioni del mondo diverse possano collaborare al fine di rendre migliore la società.       
Ed è da questo insegnamento che si deve ripartire per cominciare una nuova stagione politica, fatta di confronto e mai di scontro, di lealtà e trasparenza, in modo tale che le persone si possano interessare ancora a quell'arte, la politica, il cui fine è quello di essere al servizio del proprio popolo e non di interessi di parte.
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