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UNIVERSOPOLITICO
blog di attualità e di cultura politica
politica interna
9 maggio 2008
Il ricordo di Aldo Moro
Sono passati ormai trent'anni da quel terribile 9 maggio 1978 quando, dopo lunghi giorni di angusta detenzione e di aspro dibattito politico, Aldo Moro veniva ucciso e fatto ritrovare all'interno di un bagagliaio di una Renault4.

Molto si è detto a proposito di quel rapimento, molto ci sarebbe da aggiungere a riguardo, coincidenze, che solo l'incoscienza o forse l'assenza di volontà di rendere pubblica la verità, possono essere fatte passare per casualità.
Tuttavia non voglio in questa sede dire la mia a riguardo, soprattutto per il fatto che le mie convinzioni derivano da documenti non ufficiali e dunque, come tali non corrispondenti a verità ma solo a supposizioni.
In ogni caso le figlie del Presidente Moro sono riuscite a far riaprire le indagini, anche se molti documenti sono coperti da un meschino segreto di stato.

Aldo Moro è stato, anzi, è tuttora, poichè non si uccidono le idee, il modello di statista perfetto, una persona intelligente e qualificata che ha speso la propria vita, fino a trovare la morte, per la politica, nella convinzione che si potesse arrivare a realizzare uno stato migliore, più democratico e trasparente.

Egli non fu mai demagogico nelle sue posizioni, anche incontrando spesso resistenze molto pesanti all'interno del suo partito.
Partiva dal presupposto che la politica dovesse rendere la società felice, doveva in qualche modo servirla e mai forzarla. Ne fu esempio concreto la sua posizione sul divorzio, quando disse che certe dinamiche sociali non potevano essere fermate ma solo regolate razionalmente.

Lo scontro con altre personalità del suo partito fu spesso dai toni molto alti, soprattutto quando nel 1962 spinse all'apertura verso il PSI di Nenni, da tale apertura nacque la stagione del CentroSinistra che portò miglioramenti sociali non indifferenti ma che fu criticata dall'ala conservatrice della DC stessa.
L'altro scontro fu quello degli anni 1973-1976 del Compromesso Storico con il PCI e delle Convergenze Parallele, proprio dall'avversione di certi ambienti reazionari a questa politica, molti pensano possa dipendere la vera causa del suo rapimento e del suo assassinio.

Oggi Moro va ricordato come martire dello Stato, uomo che seppe mettere da parte la propria appartenenza ideologica per condurre il paese ad epoche sempre nuove.
Egli era un uomo mosso dall'ideale più alto che un uomo politico debba avere, ovvero lo spirito di sacrificio ed abnegazione per il suo popolo e quello spirito di democrazia vera, limpida e trasparente che dovrebbe essere alla base di ogni società libera da condizionamenti sotterranei.

Il suo insegnamento è quello per cui nessun avversario politico debba essere mai considerato un nemico da sconfiggere ed annientare, poichè dello Stato ne fa parte chi è in maggioranza e chi è in opposizione, ed entrambi, anche con idee e visioni del mondo diverse possano collaborare al fine di rendre migliore la società.       
Ed è da questo insegnamento che si deve ripartire per cominciare una nuova stagione politica, fatta di confronto e mai di scontro, di lealtà e trasparenza, in modo tale che le persone si possano interessare ancora a quell'arte, la politica, il cui fine è quello di essere al servizio del proprio popolo e non di interessi di parte.
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